Rivogliamo il diritto a promuovere Referendum!

La Costituzione garantisce il diritto dei cittadini di partecipare alla vita politica attraverso i referendum e le leggi di iniziativa popolare. Da settant’anni, invece, lo Stato italiano non fa altro che sabotare questo diritto in tanti modi.

Fino al 1970 il Parlamento non aveva neanche adottato la legge attuativa; quando lo ha fatto, ha previsto procedure ingiustamente restrittive, arbitrarie e irragionevoli, oramai fuori da ogni standard internazionale.

Non è un caso che su 197 richieste di referendum nazionali presentate, il 66% non è nemmeno arrivato al voto per difficoltà nelle raccolte firme o per lo stop della Corte costituzionale.

Oggi raccogliere 500 mila firme è praticamente impossibile perchè una legge di 47 anni fa impone ai promotori la presenza di un pubblico ufficiale (ovvero consiglieri comunali, notai, cancellieri di tribunale, segretari comunali) che le autentichi, senza però obbligare questi pubblici ufficiali a mettersi a disposizione per la raccolta. Accade così che migliaia di cittadini che vorrebbero impegnarsi in questo esercizio di democrazia sono impediti a farlo, visto che gli amministratori locali si rendono disponibili solo per le iniziative del proprio partito mentre gli altri pubblici ufficiali non si trovano in numero sufficiente neanche pagandoli 25 euro l’ora.

Basterebbero poche righe per un emendamento che preveda la firma online e che, per quelle su moduli di carta, permetta al Comitato promotore di indicare i cittadini cui verrà affidato l’onere di attestare la veridicità delle sottoscrizioni. Come si fa in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Svizzera finanche alla Repubblica di San Marino. 

Senza rimuovere l’ostacolo degli autenticatori, insieme a quello delle vidime e delle certificazioni, nessun cittadino può esercitare i suoi diritti referendari, oramai esclusiva solo di grandi partiti e organizzazioni sindacali, gli unici che hanno a disposizione decine di migliaia di pubblici ufficiali che autentichino gratis le firme sulle loro proposte. 

Parlamento e Governo conoscono le soluzioni, ma non hanno fatto nulla.

Per questo ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica, per vederci restituito un diritto costituzionale oggi negato alla radice.

Occorre subito rimuovere gli ostacoli per la raccolta firme, e poi intervenire con una riforma complessiva che superi tutti gli altri ostacoli che l’esperienza ha dimostrato: il quorum, il periodo di tempo per la raccolta troppo breve, l’assenza di un opuscolo informativo per i cittadini, l’arbitrio nella scelta della data del voto. 

Identico sabotaggio è avvenuto nei confronti dei cittadini che utilizzano lo strumento delle leggi di iniziativa popolare: dal 1979 al 2014, sono state depositate in Parlamento 260 leggi di iniziativa popolare, ciascuna con almeno 50 mila firme. Solo tre di esse, ovvero l’1,15%, è stata poi votata e approvata, le altre nemmeno discusse!

In realtà, sabotando i referendum si fa fallire la Democrazia. se si impedisce ai cittadini di partecipare direttamente alla vita politica con la democrazia diretta, si convinceranno che anche la democrazia rappresentativa non serva a nulla.

Rivogliamo il diritto a promuovere referendum!

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Riprendiamoci il Referendum!

Da settant’anni lo Stato italiano boicotta questo diritto.

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